Apr 6, 2008
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Venditti sul palco con Claudio Baglioni

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Un concerto pieno d’energia, trascinante, con due dozzine di brani vecchi e nuovi e su tutto la sua voce, più fresca e più convincente che mai non solo quando fa musica ma anche quando parla alla sua platea. Era già un bel pezzo che Antonello Venditti non cantava a Roma, e anche stavolta ha fatto centro.

Nel suo nuovo tour, che sta attraversando l’Italia con un tutto esaurito dietro l’altro e una caldissima risposta da parte degli spettatori, forse è stata l’idea di dover fare due concerti ieri e oggi al Palalottomatica, come dire a casa, la spinta che serviva per fargli cambiare molte cose rispetto al passato, dalla band di dieci musicisti che adesso è molto più elettrica e aggressiva (sono il fedele sassofonista Amedeo Bianchi, i chitarristi Toti Panzanelli, Maurizio Perfetto e Giovanni Di Caprio, i tastieristi Alessandro Centofanti, partner di Antonello da sempre, e Danilo Cherni, il bassista Fabio Pignatelli, il batterista Derek Wilson e le voci di Sandy Chambers e Julia St. Louis) a un repertorio che comprende parecchi brani del suo ultimo e vendutissimo album Dalla pelle al cuore (come La mia religione, Tradimento e perdono, Scatole vuote e via di questo passo) nonché una rilettura di pezzi d’annata riarrangiati e rivisti nelle sonorità come Sara, Notte prima degli esami, Roma capoccia (ma nella scaletta c’è anche il nuovo Pioggia su Roma), Sotto il segno dei pesci, Giulio Cesare, Ci vorrebbe un amico, Che fantastica storia è la vita, Alta Marea e così via, per oltre due ore di performance, fino a Ricordati di me e agli altri bis.

Anche se i tempi cambiano (non dimenticate che meno di un mese fa Venditti ha festeggiato cantando i cinquantanove anni) nei suoi concerti, fin dall’epoca in cui ogni sera a un certo punto appariva sul palco, o magari in mezzo al prato degli stadi, un pianoforte a coda bianco che gli serviva per regalare al pubblico i suoi successi in versione acustica, intima, diciamo confidenziale, gli resta sempre un elemento fondamentale: la voglia di trasformare in realtà insieme a migliaia e migliaia di spettatori quella magìa tipica dei concerti che colpiscono in pieno l’obiettivo, quel livello di comunicazione che scatta solo quando l’artista regala qualcosa in più alla platea, quando l’emozione rimbalza magicamente avanti e dietro fra palco e pubblico e prende forma quel contatto difficile ma formidabile la cui energia sarebbe capace di sopravvivere anche a un bombardamento a tappeto.

La forza di Antonello (e di pochi altri suoi colleghi, perché non tutti hanno quel particolare istinto) è proprio il sapersi fondere in maniera totale con chi lo sta ascoltando, un cocktail che trasforma una normale esibizione in qualcosa di speciale. Tenete presente, poi, che l’appuntamento romano di ieri ha visto in palcoscenico un paio di sorprese, dalla presenza di un vecchio amico, il regista e attore Carlo Verdone, che ha suonato tre brani alla batteria (Comunisti al sole, Benvenuto in Paradiso e In questo mondo di ladri), a quella del collega Claudio Baglioni, al quale vanno tutti i nostri complimenti, che a fine serata ha fatto insieme a lui un bellissimo duetto su Roma capoccia. E ad applaudirlo c’erano ammiratori come Fausto Bertinotti, Antonio Di Pietro, Piero Marrazzo, Giorgio Panariello.

Resistere alla proposta musicale e umana di Venditti è impossibile, e infatti il pubblico che riempiva l’ex Palasport (in buona parte formato da giovani e giovanissimi) ha ceduto in pochi istanti a un protagonista in gran forma: un Antonello che è rimasto un eterno ragazzo, proprio come ai tempi in cui, moltissimi anni fa, andava a fare concerti in Sicilia per cantarla chiara anche alla mafia.

Fonte: www.ilmessaggero.it

 

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