Feb 5, 2004
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Successo al Palamaggiò

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Caserta. In attesa dell’ormai imminente laurea in architettura, Claudio Baglioni s’è disegnato il palco di «Crescendo», venti tutto esaurito nelle prime venti date, altri duecentomila spettatori attesi entro la fine di marzo: i primi dodicimila già li ha collezionati nelle due serate casertane al Palamaggiò. Un palco centrale, che un baule, un set di fredde luci al neon e le note di «Yesterday» all’inizio dello show «vestono» da scantinato anni Settanta, quando il cantautore muoveva i primi passi: il suono e il look di Baglioni si adattano all’atmosfera, ma non troppo, mentre la scena si anima di musicisti e figuranti, che poi sono tecnici, addetti al catering e quanti altri sono al seguito del tour. «Noi no», «Dagli il via», «Quanto ti voglio», «Fotografie» (con quintetto d’archi»), «Ragazze dell’Est», «Bolero», «Tienimi con te», «Al di là del ponte» (dall’ultimo album, «Sono io, l’uomo della storia accanto») preparano il trasloco, l’ascesa al piano superiore, nel salotto-tinello di casa e l’approdo del racconto al periodo del successo e della maturità artistica di Claudio. Un tavolo, una partita di carte con i musicisti, qualcuno che passa l’ aspirapolvere: è il turno di «Notti», «Quante volte», «Serenata in sol», «Domani mai», «Adesso la pubblicità». Poi si sale ancora, anche se in realtà sono i «soffitti» a scendere, solo che stavolta i Beatles (e «Let it be») non c’entrano proprio e la vista sulle nuvole ricorda sogni e incubi, doveri e desideri: «Avrai» per sola voce e pianoforte, «Acqua dalla luna», la «Ninna nanna» pacifista di Trilussa, «Tutto in un abbraccio», «Grand’uomo», il coro collettivo di «E tu». Poi lo show casalingo «sbaracca», il palco si fa ipertecnologico, c’è persino un roboante annuncio da inizio show, ma in realtà tutto continua come prima, tra l’entusiasmo della platea – per una volta al Palamaggiò si sente bene – e l’effetto karaoke innestato da «Strada facendo», «Questo piccolo grande amore», «Cuore di aliante», il medley che mette in fila «Poster», «Amore bello», «Sabato pomeriggio», «E tu come stai», «Io me ne andrei». Prima di chiudere arrivano «Mille giorni di te e di me», «Io sono qui», «La vita è adesso». Per non restare vittima dell’«intronata routine del cantar leggero» Baglioni continua a incorniciare i suoi show con trovate hi-tech, anche se appesantite a tratti dal tono retorico-ecumenico di una narrazione che diverte invece quando si fa realmente casereccia, ludica e scapocchiona. Ma la platea più di tutto gode della vicinanza con il «divo Claudio», cinquantaduenne ancora così in forma da restare nei sogni rosa delle sue fans, anime romantiche in rappresentanza ormai di almeno tre generazioni. Gli arrangiamenti, a tratti spruzzati di incruento rock, altrimenti ingentiliti dagli archi, vestono con gusto e senza grossi cambiamenti melodie inesorabili e costruzioni a volte più pretenziose. Baglioni è in forma, fisica e vocale, anche se a volte osa troppo, ma risolve ogni incertezza con sicurezza. L’uomo della porta accanto continua così ad attraversare l’Italia con le sue canzoni: dicono che già prepari un seguito di questo «Crescendo tour», pensato per i palasport e da adattare in estate per gli stadi e poi per i teatri. A quel punto, tanto, avrà anche la laurea da architetto in tasca. E potrà sbizzarrirsi ancora di più.

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