Gen 16, 2007
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Su Internet dominano le canzoni nuove

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Oggi la Fimi ha comunicato i 100 brani più venduti su Internet in Italia nel 2006. E' una classifica importante, una primizia per il nostro paese. Purtroppo non compaiono anche i dati concreti di vendita (il numero delle canzoni scaricate), che aiuterebbero molto a comprendere lo stato di salute e il valore attuale del mercato digitale italiano, in confronto con quello di paesi più "maturi", come Gran Bretagna e Stati Uniti. Ma anche così, la classifica permette di avanzare qualche ragionamento. Innanzitutto, vediamo le prime dieci posizioni:

 

1. One (Mary J.Blige & U2)
2. Hips Don't Lie (Shakira)
3. Crazy (Gnarls Barkley)
4. Sei nell'anima (Gianna Nannini)
5. Mas Que Nada (Sergio Menders & Black Eyed Peas)
6. I Don't Feel Like Dancing (Scissor Sisters)
7. Me Voy (Julieta Venegas)
8. Gli ostacoli del cuore (Elisa & Ligabue)
9. Sorry (Madonna)
10. Svegliarsi la mattina (Zero Assoluto)

 

Al primo posto c'è quindi "One", una rilettura con Mary J.Blige di un classico degli U2 del 1991. Non proprio la musica del futuro, come qualcuno potrebbe immaginare pensando a una classifica di Internet. Ma pur sempre una canzone di grande presa, ancora relativamente giovane e attuale. L'anima digitale è invece rappresentata da "Crazy" dei Gnarls Barkley, simbolo internettiano sia per i trascorsi corsari di uno dei membri del gruppo (DangerMouse, autore anni fa di un mix non autorizzato di Beatles e Jay Z), sia perché altrove è stata la prima canzone a finire ai primi posti delle classifiche soltanto grazie alle vendite online (in Gran Bretagna, la scorsa primavera).

Per il resto, confermata la natura mainstream della classifica (d'altronde basata su servizi che puntano in buona parte sul catalogo delle major), facciamo un raffronto con le Top 100 del 2006 relative al mondo fisico, ai cd, distribuite dalla Fimi nei giorni scorsi. C'è subito qualcosa da notare. A parte il remake di "One", mentre tra i cd dominano le raccolte e la musica del passato, su Internet c'è un evidente interesse soprattutto per i brani inediti. E' vero, in posizione relativamente alta troviamo anche "Seven Nation Army" dei White Stripes (datata 2003), ma in quel caso è soprattutto merito della vittoria azzurra ai Mondiali e del successivo "po-po-po-po". E per trovare altri evergreen bisogna spingersi molto in basso, fino al sessantaduesimo posto di "Senza parole" di Vasco Rossi (grazie alla pubblicità della Fiat), all'ottantacinquesimo posto di "Vivo per lei" di Giorgia, all'ottantottessimo di "Certe notti" di Ligabue. Tutti brani che guardano comunque a un passato recente, più che al primordiale mondo dei cantautori.

Rispetto alla sbornia di raccolte, tributi, greatest hits e compagnia bella che hanno occupato la Top 100 dei dischi non c'è paragone. Su Internet non c'è traccia di Renato Zero (quinto tra i cd con "Renatissimo"), di Celentano (undicesimo con "UnicamenteCelentano"), di De André, Baglioni e via antologizzando. Cosa vuol dire questo? Senza dubbio, che il mercato discografico tradizionale e quello di Internet viaggiano in modo completamente opposto. Chi compra i dischi ormai va sempre più spesso sul sicuro, puntando su canzoni già conosciute, masticate, metabolizzate. Chi scarica da Internet segue invece l'attualità, l'istinto, la curiosità del momento, potendo contare sulla straordinaria e rivoluzionaria opzione di acquistare solo le canzoni preferite, lasciando stare il resto degli album. Non è quindi un caso che solo sei artisti siano riusciti a piazzare più di due brani nella Top 100: Ligabue ("Happy Hour", "Le donne lo sanno", "L'amore conta", "Certe notti", "Cosa vuoi che sia", più il duetto con Elisa "Gli ostacoli del cuore"), Madonna ("Sorry", "Hung Up", "Get Together"), Nelly Furtado ("Maneater", "All Good Things", "Promiscuous"), Bob Sinclar ("World, Hold On", "Rock This Party", "Love Generation"), i Red Hot Chili Peppers ("Dani California", "Snow (Hey, oh)", "Tell Me Baby") e Robbie Williams ("Sin Sin Sin", "Rudebox", "Advertising Space", peraltro tutte dal settantanovesimo posto in giù).

Francamente non è peregrino ipotizzare che man mano che gli incassi dalle vendite dei dischi perderanno ulteriore terreno, le etichette discografiche e gli artisti stessi (soprattutto quelli più legati al genere pop) inizieranno a considerare l'idea di lasciar perdere il concetto di album, preferendo pubblicare e vendere solo una o due canzoni per volta. Un ritorno a quella stagione dei singoli su cui – tra gli anni Cinquanta e Sessanta – si fondarono le basi della discografia moderna.

In ultimo, visto che stiamo per entrare nel periodo giusto, due parole su Sanremo. Che le canzoni del Festival avessero perso ormai gran parte della loro influenza sul pubblico era evidente già da molto tempo. Ma si poteva ipotizzare che proprio un sistema di vendite basato sui singoli brani avrebbe potuto agevolare la loro diffusione. La classifica della Fimi non lascia invece via di scampo. Dei quattro finalisti dell'edizione 2006 (Povia tra gli uomini, Anna Tatangelo tra le donne, i Nomadi tra i gruppi e Riccardo Maffoni tra i giovani), soltanto il vincitore Povia è riuscito a piazzare la sua "Vorrei avere il becco" a un onorevole ventinovesimo posto. Degli altri non c'è traccia. Riusciranno Albano, i fratelli Bella e Facchinetti padre e figlio a fare meglio nel 2007?

Fonte: www.lastampa.it

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