Ago 25, 2007
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Raiuno e il Papa, l’anti tv

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Alla fine lo psicodramma della serie «come mettere Papa Ratzinger coi giovani in tv» si è risolto con una sola vittima: l’attore Alessandro Preziosi. Era lui il candidato a sorpresa per la conduzione del grande show che Raiuno e l’organizzatore Bibi Ballandi stanno allestendo per il 1° settembre, in occasione del grande raduno dei giovani cattolici a Loreto. No, no e poi no: Benedetto XVI non vuole sentir parlare di spettacoli televisivi, e men che meno di presentatori. E anche col rock e il pop, come ben noto dai tempi del Sant’Uffizio quando il porporato Ratzinger amava far sapere che si ritirava a suonare Mozart al pianoforte, è bene non esagerare.

Così alla fine, i telespettatori vedranno lo show più insolito che si ricordi nella storia della tv, proprio l’opposto dei grandi raduni con Wojtyla che muoveva la testa per seguire a tempo le canzonette più amate dai giovani. Niente presentatore, appunto, e uno spettacolo davvero sui generis: fin dal titolo, La notte dell’Agorà. Già proprio Agorà, la piazza della Grecia antica, roba che alla Rai l’ufficio marketing avrebbe ricacciato in gola a chiunque, mostrando la composizione media del pubblico della prima rete, notoriamente anziano e non proprio con la maturità classica in tasca. Il cast musicale presenta qualche concessione al pop, nomi come Claudio Baglioni, Lucio Dalla e addirittura Le Vibrazioni. Ma inevitabile che il fulcro sarà l’Ave Maria che Bocelli intonerà accompagnato dal maestro Allevi, e soprattutto saranno i 100 orchestrali e il balletto classico a tenere la scena. Sempre che la parte di narrazione non si porti via tutto il tempo: alcuni attori, come Giancarlo Giannini e appunto Alessandro Preziosi, leggeranno brani di peso dei grandi Padri della Chiesa. Sì, al posto delle barzellette del comicaccio da avanspettacolo, cari spettatori di Raiuno del primo settembre, vi beccherete qualche bel passo di San Gerolamo o di San Domenico.

E non è finita, perché dal Vaticano è arrivato anche l’input preciso che nello spettacolo abbiano molta evidenza i due elementi scenici chiave del fuoco e dell’acqua, «l’acqua della purificazione e della rinascita – come è stato scritto sul comunicato ufficiale che domani la Cei divulgherà – e il fuoco dell’entusiasmo e del cambiamento». Ma la notizia davvero incredibile, per uno che non conosca bene Ratzinger, è che il momento più importante dello spettacolo, ovvero il dialogo tra i 300mila giovani che prevedibilmente si raduneranno sulla spianata di Montorso a Loreto e il loro Papa Benedetto XVI si svolgerà nel modo seguente: qualche giovane bene selezionato leggerà qualche domanda molto molto studiata, dal palco sulla spianata appunto, e il Papa non risponderà direttamente, «de visu», ma si collegherà dall’appartamento che gli verrà allestito nella Santa Casa di Loreto. Sarà un collegamento «audio-video», specificano i bene informati, e non c’è niente da ridere perché convincere Ratzinger ad accettare quel «video» oltre all’audio è già qualcosa di davvero impegnativo.

Per spiegarlo è forse interessante fare un salto indietro di qualche anno, quando fu lo strano cristiano di Excalibur Antonio Socci ad avere l’onore del primo assaggio della favolosa anti-mediaticità del futuro Benedetto XVI. Tra i pochi che possono testimoniare direttamente l’episodio si narra quanto segue. A poche settimane dalla morte di Woytjla, Ratzinger fece sapere a Socci che avrebbe finalmente accettato una sua intervista. Come ovvio, rigorosamente a tema religioso. Subito alla Rai ci fu una grande mobilitazione di forze, fu convocata una troupe con tanto di steady-cam, quelle telecamere fissate su un operatore che possono inquadrare perfettamente un’immagine in movimento. Si pensava a un montaggio con riprese persino nei giardini vaticani. Bene, il futuro Papa si fece trovare puntualissimo e cortesemente aspettò che fossero allestiti le luci, i microfoni e le telecamere nell’anticamera del suo studio trasformata in set, intrattenendosi con Socci e alcuni suoi accompagnatori. Quando gli fu presentato uno degli altri autori della trasmissione, e Ratzinger commentò: «ah, allora è Lei che aiuta Antonio a scrivere quei bellissimi articoli di giornale Foglio, pravo!», un sospetto cominciò a serpeggiare fra gli astanti. Ma quando, dopo pochi minuti, rivolto a tutti i presenti, con voce inequivocabilmente decisa, il futuro papa proruppe in un memorabile: «allora, abbiamo finito con tutte queste fotografie?!», fu chiaro che sarebbe stato vano spiegare a un uomo del genere che le regole della tv prevedono le immagini. In fondo, per lui Socci era semplicemente il giornalista cattolico che scriveva lettere e articoli tanto apprezzabili sul quotidiano da qualche migliaio di copie diretto da Giuliano Ferrara, e gli importava poco che fosse anche il nuovo anchor-man della seconda rete televisiva, con due-tre milioni di spettatori, e un effetto-alone enorme (su Excalibur si scatenavano ogni settimana polemiche da prima pagina nei giornali). Amen, l’intervista fu regolarmente registrata, solo in audio. Di tracce video restarono appena le immagini introduttive.

E’ andata meglio stavolta agli organizzatori di Loreto, ma è stata messa a dura prova l’incrollabile fedeltà vaticana di uomini come Bibi Ballandi e il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce. Fare uno spettacolo di prima serata assolutamente non spettacolare, e oltretutto col protagonista di fatto assente, è un’impresa più unica che rara. Per i pochi artisti presenti sarà un’occasione di nobilitarsi senza precedenti, e di uscire dal proprio repertorio: certo Dalla non canterà 4 marzo ’43, e Baglioni rinuncerà al Piccolo grande amore. Il bel Puccini di Elisa di Rivombrosa, l’attore da soap-opera Alessandro Preziosi, e l’eterno Mimì metallurgico Giannini dovranno finalmente misurarsi con le profondità di qualche Padre della Chiesa. I trecentomila Papa-boys avranno un motivo di più per amare il loro Orso della Baviera, e il servizio pubblico italiano, se gli indici d’ascolto non crolleranno sotto terra, uno stimolo per non considerare più solo brezneviano qualunque ritorno alla tv pedagogica.

Fonte: www.lastampa.it

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