Mar 24, 2004
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Musica, amore e nostalgia: ”Crescendo” sa emozionare ammiratori di ogni età

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LIVORNO. Marisa è tra le fan più scatenate, si è portata dietro un cuscino a forma di cuore e una macchina fotografica con il teleobiettivo che ha nascosto nello zainetto sperando di rubare una foto proibita al suo idolo «e non mi dite che è invecchiato perché a me pare sempre uguale, come quando cantava quella tua maglietta fina». Marisa è nonna da pochi mesi, mamma da 25 anni, «e ho gli stessi anni di Claudio, sono nata il 10 maggio del 1951, persino lo stesso mese». "Claudio" è Claudio Baglioni. Si è appena affacciato sulla sofisticatissima scenografia che lo accompagna in questo tour intitolato "Crescendo" e il palazzetto stellare, il nuovissimo PalaLivorno gremito di facce sognanti, si abbandona al delirio. È grande il PalaLivorno, grande e un po’ algido quando è vuoto. Ma ora a riscaldarlo ci sono oltre ottomila spettatori provenienti da tutta Italia. E con loro le emozioni che salgono verso la cupola, nostalgie e ricordi, sogni e speranze. Migliaia di occhi, di sorrisi, di braccia che si agitano eppure sembra quasi di essere a una festa tra amici, perché la voce del cuore fa sentire tutti più vicini, si balla sui gradini e sotto il palco. Il sindaco Gianfranco Lamberti sorride ed è entusiasta: un po’ perché il "suo" palazzetto ha retto egregiamente alla prova, un po’ «perché queste sono le mie canzoni, la maglietta fina, viva l’Inghilterra, Baglioni, hanno accompagnato la mia gioventù come quella di tanti altri della mia generazione. Ed è un piacere riascoltarlo». Anche l’assessore allo spettacolo Marco Bertini è del gruppo: «Una finestra sui ricordi». Raggiante anche Vezio Benetti, assessore allo Sport. Ricordi per tutti, e la miccia si accende ogni volta che parte un pezzo cult: «Tu che stai scoppiando dentro il cuore mio» fa tremare la voce di Sara che sarebbe anche intonata. Accanto a lei c’è il figlioletto Marco, 11 anni. Vengono da Pistoia, lei ha un foulard al collo con scritto Claudio Baglioni, ha 36 anni e non si perde un concerto del suo eroe nel raggio di 200 chilometri. Laura di anni ne ha 46, livornese, è laureata, libera professionista «e giuro che non sono un tipo troppo sentimentalista». Ma mentre Baglioni ricostruisce in musica la sua storia che è andata di pari passo alla vita di tanti dei suoi fedelissimi (il pubblico è eterogeneo ma le signore over 40 abbondano e sono le più scatenate) Laura se ne sta a bocca aperta e trattiene il respiro: «Mi ricorda i primi amori, come si fa a non commuoversi». Ottomila cuori in campo insomma, ottomila cuori che sono qui per lui, solo per lui: «Che è sempre bello, anzi più bello. Ma è vero che sì è tutto rifatto?». Cristina, parrucchiera, 34 anni, è qui con la figlioletta Alice di 7 anni. Cristina canta ("Avrai" la fa letteralmente balzare dalla seggiolina di plastica), Alice agita felice il cuoricino luminoso. Già, è vero che si è rifatto? Effettivamente bello è bello, «e guarda che fisico – dice Silvia – e che energia». E illuminato dalle luci speciali, circondato da questa casa immaginaria dentro alla quale si snoda teatralmente la sua lunga carriera (dalla cantina degli esordi alla terrazza e alla sala di incisione) Baglioni appare assai diverso da quel ragazzino che cantava "Questo piccolo grande amore" turbando i sogni di adolescenti e post-adolescenti. Proprio un altro stile, per non parlare del look. «Vabbè, ma tutti siamo cambiati, sono passati quasi 40 anni» lo giustifica Marco: viene da Pisa, ha 48 anni, è qui con la moglie Monica, impiegati tutti e due, baglioniani tutti e due, «ci ha portato bene, "Questo piccolo amore" è stata la colonna sonora della nostra storia e siamo sempre insieme». Sono arrivati presto loro («avevamo paura di non trovar parcheggio»), si sono fatti un giro all’Ipercoop e poi hanno avuto un bel colpo di fortuna. Erano lì davanti a uno degli ingressi secondari del palazzetto quando verso le 18 è arrivato Lui: Mercedes color lilla, vetri oscurati, una visione. Giacca di pelle, occhiali da sole, un attimo e vale già la serata. Molti di quelli che hanno comprato la maglietta targata "Baglioni" la sventolano come uno striscione, gli accendini a tre euro vanno a ruba e quando la scaletta arriva al "Canzoniere" (un mix che comprende Solo, Poster, Amore bello, Sabato pomeriggio, E tu come stai, Io me ne andrei) migliaia di voci si alzano, le lucine si agitano e spesso si tratta delle luci dei cellulari, e le generazioni si riuniscono. Perché i classici sono classici, per figli e genitori. Anche con "Questo piccolo grande amore" il palazzetto prende fuoco, tutti cantano, Baglioni dà il massimo, è tenero e comunicativo, salta per quel palco per tre ore, cambia camicia e giacca ma non fa intervallo. Irresistibile, transgenerazionale. Certo, i giovanissimi non sono la maggioranza. Ma ci sono, ragazzine a vita bassa e piercing che sanno a memoria "E tu" e giurano che preferiscono Claudio Baglioni a Tiziano Ferro. Qualcuna tiene acceso il telefonino durante i pezzi più evocativi per far partecipare in diretta chi è rimasto a casa all’happening, viaggiano sms da una parte all’altra del palazzetto: «è grande…», «lo amo». I pochi maschietti (diciamo uno ogni sette donne) seguono diligentemente il concerto e cantano anche loro. La festa comunque è di tutti. Una festa del cuore e dell’amore che non ha età.

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