Mag 14, 2008
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La gloria postuma di un mito

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Mia Martini, a 13 anni dalla scomparsa, continua a far parlare di sé, forse più di quanto le accadesse da viva. Sembra questo il destino di alcuni grandi, basti ricordare Totò o Marilyn Monroe, entrati nel mito e soggetti a una gloria postuma. Non è un caso che sia la critica che il pubblico la considerano, quasi all’unanimità, la più grande interprete che abbiamo avuto in Italia, per la sua capacità di emozionarsi e di emozionare, caratteristica , questa, per la quale le è valso l’accostamento ad altre inarrivabili come Edith Piaf, Billie Holiday o Janis Joplin. Il suo percorso artistico non è stato semplice, ha dovuto pagare in prima persona per delle scelte di qualità che non assecondavano le esigenze commerciali delle case discografiche.

Ostinata e caparbia è riuscita a regalare delle perle misconosciute come un intero disco di jazz nel 1991, a realizzare per prima nel ’71 un album d’autore “Oltre la collina”, innovativo all’epoca, con la firma di un Claudio Baglioni non ancora conosciuto. Prestigiose la sue collaborazioni con mostri sacri come Charles Aznavour, Dee Dee Bridgewater, per sottolineare la sua dimensione internazionale, e in Italia ricordiamo il memorabile duetto con Roberto Murolo, “Cu’mme”. Per sentirsi un’artista completa ha voluto anche cimentarsi come autrice, componendo testi e musiche, raggiungendo il suo apice creativo in “Stelle”, una poetica ed amara riflessione sul declino delle “stars”. Lascia in eredità brani che sono entrati ormai a far parte dell’immaginario collettivo come “Almeno tu nell’universo”, scritta da Bruno Lauzi”, “Gli uomini non cambiano”, “Minuetto” e che tra dieci anni faranno ancora da spartiacque alla nostra vita, abbracciando le generazioni che verranno.

Fonte: www.tempostretto.it

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