Nov 27, 2005
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La genesi baglioniana e il viaggio

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Tutti i supporter baglioniani sanno certamente che per Claudio la vita è un percorso, un viaggio. La vita è forte, e questo viaggio comincia con la vita. Musicalmente e cronologicamente questo “viaggio” comincia però nel 1981. Anno in cui esce “Strada facendo”. Tra tracce del dolce amore qui comincia a definirsi una strada che ognuno di noi ha, e che deve proseguire, per scoprire che un giorno ci sarà un gancio in mezzo al cielo a sostenerci anche nelle difficoltà. Canzone di estrema speranza per l’avvenire quella della strada, che comincia abbandonando la dolcezza dei tempi antichi. Si volta pagina e l’amore viene messo in secondo piano dalla speranza e dalla gioia di vivere. Un anno dopo, Claudio decide di “donare” questa speranza, questo grande futuro, a un bambino, a una vita che nasce (con l’occasione della nascita del figlio Giovanni). Il tema della gioia di vivere è ripreso con “La vita è adesso” che ci invita a cogliere i momenti felici del nostro magnifico viaggio. Si passa per una realtà difficile e amara, tra amori e aspettative, tra riflessioni. Il percorso nuovo di Claudio è definito. Ma un anno più tardi egli stesso dirà che accanto alla vita deve maturare anche il sogno, senza cui l’uomo non puo’ vivere. Sono le stesse speranze di “Strada facendo” e “La vita è adesso”, ma al sogno viene data una maggiore importanza. Se la vita è adesso, il sogno è sempre ed è più forte della vita ed indispensabile. È diventato uno dei motti più frequenti dell’esistenza baglioniana, dopo “La vita è adesso”. “Il sogno è sempre” fa da tramite con una dimensione onirica più grande, fatta di illusioni, molto spesso infrante, di dolori e ferite non rimarginate, con la speranza che però non muore mai. Il viaggio prosegue infatti “oltre” la vita tanto esaltata solo cinque anni prima, perché la vita molto spesso ci ha anche sbeffeggiato.

Cominciano così le avventure, le emozioni, i ricordi e le illusioni di un “nuovo” protagonista, che viene però dal passato di Claudio: Cucaio, che non è altro che Claudio bambino, il piccolo mago che sperava di cambiare il “mondo uomo” e che invece ha avuto nel tempo le sconfitte della vita e della realtà. Si parte da una corsa, unica valvola di sfogo per un uomo affaticato per il peso dei ricordi. La corsa rappresenta la vita. Rivive in essa passioni e dolori. Poi il mare, la fonte di vita per il protagonista, da cui egli è stato generato. Qui le atmosfere sono da sogno. Poi la voglia di volare libero come un falco per lasciarsi dietro gli “aghi” di un mondo violento. Infatti, mentre Cucaio si pone ancora domande puerili, affascinato da alcuni aspetti del mondo, Claudio adulto, si pone interrogativi più grandi, alla luce di tragedie che lo hanno sconvolto. Da qui il desiderio di volare libero in cielo o sull’albero più alto, per sfuggire a una triste realtà. Questi tre aspetti (la corsa, il mare, il volo) schiudono le porte alla dimensione onirica di Oltre. L’adulto Claudio scopre di essere stato tradito dalle sue illusioni. Infatti il piccolo mago Cucaio sperava di incantare il mondo e di aiutare “quelli che non ama nessuno”, ma nell’ “inverno” della vita scopre che le sue speranze sono infrante. Si apre uno scenario triste e difficile per i protagonisti. Mentre il piccolo Cucaio comincia a scoprire la brutta realtà, Claudio cerca di uscirne proprio grazie a lui per dimenticare momenti in cui il dolore ha raggiunto l’apice. Questo a causa dell’amore finito, ma sempre vivo, nonostante i limiti di un rapporto (Mille giorni di te e di me, Vivi, Domani mai). Poi la svolta che passa attraverso una profonda riflessione della vita, attraverso il suono dei tamburi soli e lontani fisicamente dai propri affetti e attraverso una piana, in cui il protagonista vorrebbe cambiar vita ed essere libero come i cavalli bradi. La riflessione continua con l’esortazione a non accettare tutto quello che ci viene imposto e di levare assieme un grido contro chi vuole influenzare la nostra esistenza, perchè siamo ormai una “generazione di poeti” e possiamo guardare oltre. Fatto questo passaggio dopo emozioni, illusioni infrante, dolori profondi e riflessioni, Claudio può tornare a navigare felice il suo mare come faceva prima, perché il viaggio lo attende ancora. Si compie così la definitiva unione di Claudio con il piccolo Cucaio, nonostante i grandi interrogativi che l’uomo si pone ancora sulla vita e che almeno per ora non saranno certezze. Si leva un grido di pace anche per il mondo intero, nella speranza che questa esperienza della svolta ci abbia insegnato molto. Poi il viaggio di Claudio continua. Siamo negli anni ’90. C’è una scomparsa dalla scena e poi il ritorno a sorpresa per chiedere perdono alle persone care che aveva lasciato e per non perderle mai più. “Io sono qui” è la migliore risposta a chi aspettava Claudio, che aveva staccato un po’ la spina. Il viaggio continua, ma ricominciano i grandi interrogativi lasciati in “Oltre” anche se questa volta sembra che si possano trasformare in certezze. Qui la vita è anche come una commedia, in cui tutti siamo “attori e spettatori” di una “scena”, ovvero della realtà quotidiana. L’interrogativo più grande è sicuramente quello personale ed esistenziale, con il desiderio di ritrovare l’identità smarrita per strada, come un cavaliere bianco e nero può diventare di vari colori, percorrendo proprio le vie dei colori, quel percorso da fare soli nella propria intimità per ritrovare il proprio “io”, un “io” che vuole poi emergere e sorprendere. Il protagonista si trova catapultato in vari aspetti della sua realtà, del presente. Dalla fine di un altro amore con il rimpianto per la sua “Reginella” all’esaltazione di un legame tra due vite che si vogliono bene (acqua nell’acqua come tra padre e figlio, alla ricerca di una comune alba e dei battiti del cuore da vivere insieme), agli attori e spettatori protagonisti del “Bolero”, un ballo intenso e passionale come la vita, perché si contano il tempo e le emozioni, alla disperazione per un amore finito per cause esterne. Nella tappa di “Io sono qui” il protagonista vive anche con il suo male, con l’inquietudine che lo tormenta, e non gli lascia scampo. Egli però tenta di sconfiggere questa “belva feroce”. Qui il protagonista conclude come al solito con le sue riflessioni, su un mondo ancora violento perché i buoni vincano la partita della vita con i cattivi, come in un videogioco, e sulla vita, sul dover lasciare un giorno i propri affetti, lasciando al mondo qualcosa di sé, quando alla fine del film scorreranno i titoli di coda. Quindi la promessa di stare ancora assieme. Per Claudio il viaggio della vita riserva ora belle sorprese, superato il momento difficile e ritrovato il proprio “io”. La sua anima è ora un’anima nuova, pronta per un viaggio ancora più impegnativo, forse paradossale, quello nello spazio e nel tempo. Il viaggiatore esprime la sua voglia di libertà perché ha un cuore di aliante, nonostante sia costretto a restare fermo dentro un proprio hangar, che rappresenta il limite del volo. Poi un’avventura fatta ancora una volta di riflessioni, di speranze per il mondo e per sé stesso. Anche se il viaggio continua nella vita, musicalmente si ferma per ora con “Sono io”, in cui il protagonista riscopre i propri affetti, con le solite riflessioni, sull’amore, sul presente, sul futuro, sulla realtà….e forse un giorno arriveremo di là dal ponte. Gli album baglioniani che caratterizzano questo periodo in cui si esalta il viaggio (“Sono io” lo è però un po’ meno dei precedenti) vengono chiamati “concept album” (1981-2000), perché non perdono mai il loro filo conduttore (vita-strada-viaggio-sogno-difficoltà-svolta-speranza-interrogativi-riflessioni).

Recensito da: Marco Cucaio

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