Nov 21, 2003
772 Views
0 0

Baglioni al Mazda Palace ”Quanti ricordi a Torino”

Written by

Stasera (tutto esaurito) e domani al Mazda Palace i due concerti che aprono
il tour "Voi avete applaudito i miei primi successi"

Baglioni riparte da qui "Torino mi porta bene"

Due sere con Claudio Baglioni al Mazda Palace – l’ex Palastampa in corso
Ferrara – per l’apertura del tour invernale nei palasport. Se non ci avete
pensato in tempo, stasera non ci sarà più nulla da fare: biglietti esauriti.
Ma c’è ancora qualche posto per la replica di domani.

Baglioni, come mai ha scelto di far partire il suo tour proprio da Torino?
«Perché è stata l’unica grande città italiana lasciata fuori dal tour estivo.
E poi perché proprio da voi iniziò nel’81 il mio primo tour importante,
intendo dire il primo nei grandi spazi, con impianto scenico spettacolare..
Era quello che poi divenne "Alé-Oo", la scelta fu davvero beneaugurante».
Non aveva detto che non avrebbe più fatto i palasport?
«Sì, ma il problema è che in Italia mancano le strutture intermedie, grandi
teatri o auditorium. O meglio esistono solo in 5-6 grandi città, voi a Torino
avete il Lingotto? ma poi diventa difficile a livello tecnico organizzare
un tour su tutto il territorio nazionale. Storco il naso, certo, i problemi
ci sono, ma non ho altra scelta».
Vuol dire che l’acustica del suo concerto non sarà delle migliori?
«Ma no. Anzi con lo staff abbiamo trovato delle soluzioni per il palco:
sarà centrale con il pubblico tutto intorno, piuttosto vicino alla scena.
Inoltre il nostro impianto acustico può essere appeso: così dirigiamo il
suono verso il pubblico, senza bombardarlo. Riusciamo a evitare quelle anomalie
tipiche dei palasport: certi riverberi o vibrazioni, sul serio fastidiosi».
Nel suo passato torinese ci sono due esperienze forti, entrambe negli anni
80. Una positiva, una negativa. Se ne ricorda?
«Benissimo. Quando suonai al concerto per i diritti umani al vecchio comunale
con Sting e Springsteen: fui fischiato da una parte del pubblico, quello
delle prime file. Una manifestazione di intolleranza che paradossalmente
accadde in un contesto che aveva significato esattamente opposto: il rispetto
per ognuno. Ricordatevi che furono fischiati anche i filmati di Amnesty
International. Ma in ogni caso fu un momento vero: imparai la lezione che
non a tutti puoi stare sempre bene».
E il ricordo positivo?
«Fu al Palasport ed ero rimasto completamente senza voce, ma decisi di andare
avanti lo stesso. Essere senza voce per un cantante è un po’ come essere
senza gambe per un calciatore. Ma ci pensò il pubblico a salvarmi. Fu una
grande dimostrazione di affetto».
Già. Conoscevano a memoria le parole di ogni sua canzone. E cantarono loro,
mentre lei sul palco dirigeva commosso. Non creda: fu un’esperienza unica
anche per molti di loro. Ma questo è il suo passato, se permette, «sdolcinato»:
poi è stato «sdoganato» da Fazio, è quasi diventato un autore impegnato…
«Mah? tutte le etichette lasciano il tempo che trovano. A me non sembra
di aver fatto poi così tanti cambiamenti: ora come allora canto l’avventura
e la disavventura del vivere. Certo sono cresciuto, e questo si riflette
nei testi».
Di recente ha espresso il suo parere sulle droghe al Costanzo Show, vero?
«Mi era stato chiesto come mai il mio nome non appariva sul "cartello" che
aveva risposto alla "provocazione" di Fini per quanto riguarda l’equiparazione
tra droghe leggere e pesanti. Il mio pensiero è questo: per chi spaccia,
e dico solo per chi spaccia, non ci dovrebbe essere distinzione tra droghe
leggere o meno; perché fanno del commercio sull’esistenza, sulla personalità
altrui. Comunque concordo sul fatto che per anni la musica pop è stata responsabile
di atteggiamenti dubbi, con la droga intesa come sinonimo di libertà o addirittura
di crescita. E questo secondo me non è assolutamente vero. Ciò detto non
sposo assolutamente la legge, anzi: andiamoci cauti».
Un’ ultima domanda: da romanista, che ne dice della Juve?
«Ahimé, mi sembra ancora la squadra più forte di tutte?».

Article Categories:
Notizie

Leave a Comment