Feb 8, 2005
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Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metro
sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo palteot
un tizio legge attento le istruzioni
sul distributore del caffè
ed un bambino che si tuffa dentro ad un bignè

e l’orologio contro il muro
segna l’una e dieci da due anni in qua
il nome di questa stazione
è mezzo cancellato dall’umidità

un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia”
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via

e andare lontano lontano
andare lontano lontano

e da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz
Un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz

due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’Upim
e un giornale aperto
sulla pagina dei films

e sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà
quei due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità

un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia
e tu che intanto sogni ancora
sogni sempre sogni di fuggire via

e andare lontano lontano
andare lontano lontano

sei li che aspetti quello delle 7,30
chiuso dentro il tuo paletot
seduto sopra una panchina fredda del metro

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Sabato pomeriggio · Testi

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