Ott 27, 2005
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Biografia di Claudio Baglioni

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Claudio Enrico Paolo Baglioni nasce a Roma nel quartiere Montesacro il 16 maggio 1951.

Il suo primo “contratto” è rappresentato da una aranciata in cambio dell’esecuzione di “La casetta in Canada”, cantata in piedi su una sedia, in un bar di Centocelle. Questo il debutto dal vivo di Claudio Baglioni, a soli 7 anni: non per niente il cantautore è destinato a diventare l’interprete più coerente del romanticismo teen-ageriale, fatto di sensualità più allusiva che esplicita, di tenerezze adolescenziali, di fievole poesia. Il tutto incastonato in quella tematica dei buoni sentimenti della quale Baglioni resta tuttora il più attendibile campione.

Lo si capisce già dal disco d’esordio intitolato semplicemente Claudio Baglioni (1970) (in parte ristampato nel 1971 come Un cantastorie dei giorni nostri), anticipato dal singolo Signora Lia. Il disco viene pubblicato dopo la partecipazione del cantautore (nel frattempo dedito agli studi di chitarra e pianoforte e diplomato geometra) al Festival degli Sconosciuti di Ariccia, organizzato da Teddy Reno. Non arriva in finale, ma piace ai funzionari dell’etichetta RCA. Di qui quel primo LP, dove, tra melodie e gorgheggi da stornellatore, fa capolino l’amore sia per i Beatles che per Beethoven e Schubert.

Per un quinquennio Claudio Baglioni vivacchia tra “serate” e festival vari. Finché nel settembre 1972 riesce a concentrare in un brano tutte le sue caratteristiche stilistiche e concettuali: Questo piccolo grande amore è la canzone (e relativo album) che gli dà il successo e che, ventidue anni dopo (nella trasmissione televisiva Fantastico di Pippo Baudo) è laureata “canzone del secolo” da un referendum tra i telespettatori. Si parla di una “maglietta fina” che lascia “indovinare tutto”, di un amore che, come capita tra adolescenti, è piccolo e fugace ma sembra immenso. Insomma, “un piccolo grande amore e niente più”: quale sintesi più perfetta del Baglioni-pensiero?

Il resto dell’album (quindici vicende di romanticismo tra ragazzi) incornicia il brano nel modo più pertinente. Milioni di giovanissimi trovano il loro poeta, e ne hanno conferma dagli album successivi: Gira che ti rigira amore bello (maggio 1973), con pagine come Io me ne andrei e Amore bello; E tu (aprile 1974) realizzato a Parigi con Vangelis; Sabato pomeriggio (luglio 1975) arrangiato da un futuro premio Oscar, l’argentino Luis Enriquez Bacalov. La chiave è sempre quella: vocalità alle stelle, melodie che ammiccano alla tradizione romanesca, tenerezze adolescenziali raccontate senza volgarità né iperboli.

Ma nell’album Solo (gennaio 1977) comincia a profilarsi la svolta: l’amarcord si attutisce, i testi si fanno più inventivi, si profilano vaghi atteggiamenti surreali, metafore, giochi di parole. È una novità appena accennata, ma che troverà in futuro un impiego sempre più radicale.

E, infatti, anche il successivo E tu come stai? (dicembre 1978) si allontana dal sentimentalismo consueto, mentre i testi si fanno meno autobiografici. Ma il cambiamento è più esplicito in Strada facendo (maggio 1981): è qui che Baglioni prende con maggiore energia le distanze dalla dolcezza manifestata in Questo piccolo grande amore. Si ragiona sulla realtà dei sentimenti ma dall’esterno, con una sorta di lucida oggettività, si parla di temi sociali (I vecchi, Le ragazze dell’est), si inseriscono tra una canzone e l’altra brevi frammenti cantati, quasi didascalie di una sceneggiatura, per ambientare i vari brani nel contesto della realtà quotidiana. Per contro, la produzione di Geoff Westley aggiunge alle musiche un’aura cosmopolita.

Dopo il live Alé o-o (dicembre 1982), frutto di un tour trionfale, l’album La vita è adesso (giugno 1985) si spinge oltre, sul fronte dei grandi temi, centrando con Uomini persi la realtà del terrorismo. Ma i fischi rimediati al maxi-concerto torinese per Amnesty International, nell’autunno 1988 (Baglioni vi partecipa con Sting, Peter Gabriel, Bruce Springsteen, Youssou ‘N Dour e Tracy Chapman) sembrano sufficienti a distogliere il cantautore dal vezzo dell'”impegno”.

Il discusso e non fortunatissimo doppio album Oltre (novembre 1990) è, infatti, un ridondante contenitore di spunti autobiografici e non, ermetismi, metafore spesso oscure, allitterazioni, ricerche nel campo della parola intesa più dal punto di vista fonetico che da quello semantico. E tuttavia, quello che in questo disco rimane spesso nell’ambito del velleitarismo alquanto confuso, nel successivo Io sono qui (settembre 1995) trova omogeneità e coerenza. E fa di questo album strutturato come un film (nella sua miscela perfetta di pop , blues, rock, reminiscenze barocche e medievali, echi africani e latini) un piccolo capolavoro.

Il disco registrato dal vivo Attori e spettatori (contenente alcune delle più famose composizioni del cantautore) e pubblicato nel 1996 regala nuovi stimoli e soddisfazioni agli estimatori dell’artista. Nel 1997, al successo discografico associa quello televisivo, conducendo insieme a Fabio Fazio la fortunatissima trasmissione Anima Mia, celebrazione della decade dei ’70. Questa singolare esperienza frutta la pubblicazione dell’album Anime in gioco (1997), in cui il cantautore interpreta alcune canzoni assai famose negli anni ’70.

Nell’ estate del 1998 ci regala un emozionante serie di concerti, naturalmente col tutto esaurito; si comincia a Roma dove la richiesta di biglietti supera di moltissimo la capienza dello stadio, (6-7 giugno 140.000 spett.), si prosegue a Milano (9 luglio 80.000), tra la gioia dei Siciliani e mia in particolare si reca nel capoluogo (13 agosto 45.000) dopo 10 anni di assenza, così strada facendo si arriva a Napoli (27 settembre 60.000) che chiude una serie di concerti che ha fatto trionfare il poeta romano.

Nei giorni antecedenti il concerto di Palermo improvvisa un concerto al carcere minorile Malaspina regalando un pò di gioia ai detenuti. Riesce anche a cantare in un autobus di linea tra lo stupore della gente che saliva. A Napoli, invece, si travestie da barbone canticchiando con la chitarra tra la gente che passa. Per la cronana è riuscito a ricavare dal concertino appena £ 12.500.

Al successo dei grandi concerti estivi segue un’antologia dal vivo del cantautore romano: A-Live; il 12 novembre del 1999 esce quello che attualmente è l’ultimo album da studio: Viaggiatore sulla coda del tempo. Sempre in quell’anno inizia la sua seconda esperienza televisiva assieme a Fabio Fazio in L’ultimo valzer.

Nel 2000 ci regala l’attesissimo Tour Blu: grande successo fra i palazzetti delle città italiane. Sempre in quell’anno ci sorprende ancora con il tour Acustico da dove viene tratto anche l’ultimo live: Acustico: sogno di una notte di note. Infine nel 2001 ci “incanta” col nuovissimo tour “Incanto”.. grande successo fra i teatri più belli d’italia

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