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Baglioni al Mazda Palace ''Quanti ricordi a Torino'' |
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Stasera (tutto esaurito) e domani al Mazda Palace i due concerti che aprono il tour "Voi avete applaudito i miei primi successi" Baglioni riparte da qui "Torino mi porta bene" Due sere con Claudio Baglioni al Mazda Palace - l'ex Palastampa in corso «Perché è stata l'unica grande città italiana lasciata fuori dal tour estivo. E poi perché proprio da voi iniziò nel'81 il mio primo tour importante, intendo dire il primo nei grandi spazi, con impianto scenico spettacolare.. Era quello che poi divenne "Alé-Oo", la scelta fu davvero beneaugurante». Non aveva detto che non avrebbe più fatto i palasport? «Sì, ma il problema è che in Italia mancano le strutture intermedie, grandi teatri o auditorium. O meglio esistono solo in 5-6 grandi città, voi a Torino avete il Lingotto? ma poi diventa difficile a livello tecnico organizzare un tour su tutto il territorio nazionale. Storco il naso, certo, i problemi ci sono, ma non ho altra scelta». Vuol dire che l'acustica del suo concerto non sarà delle migliori? «Ma no. Anzi con lo staff abbiamo trovato delle soluzioni per il palco: sarà centrale con il pubblico tutto intorno, piuttosto vicino alla scena. Inoltre il nostro impianto acustico può essere appeso: così dirigiamo il suono verso il pubblico, senza bombardarlo. Riusciamo a evitare quelle anomalie tipiche dei palasport: certi riverberi o vibrazioni, sul serio fastidiosi». Nel suo passato torinese ci sono due esperienze forti, entrambe negli anni 80. Una positiva, una negativa. Se ne ricorda? «Benissimo. Quando suonai al concerto per i diritti umani al vecchio comunale con Sting e Springsteen: fui fischiato da una parte del pubblico, quello delle prime file. Una manifestazione di intolleranza che paradossalmente accadde in un contesto che aveva significato esattamente opposto: il rispetto per ognuno. Ricordatevi che furono fischiati anche i filmati di Amnesty International. Ma in ogni caso fu un momento vero: imparai la lezione che non a tutti puoi stare sempre bene». E il ricordo positivo? «Fu al Palasport ed ero rimasto completamente senza voce, ma decisi di andare avanti lo stesso. Essere senza voce per un cantante è un po' come essere senza gambe per un calciatore. Ma ci pensò il pubblico a salvarmi. Fu una grande dimostrazione di affetto». Già. Conoscevano a memoria le parole di ogni sua canzone. E cantarono loro, mentre lei sul palco dirigeva commosso. Non creda: fu un'esperienza unica anche per molti di loro. Ma questo è il suo passato, se permette, «sdolcinato»: poi è stato «sdoganato» da Fazio, è quasi diventato un autore impegnato... «Mah? tutte le etichette lasciano il tempo che trovano. A me non sembra di aver fatto poi così tanti cambiamenti: ora come allora canto l'avventura e la disavventura del vivere. Certo sono cresciuto, e questo si riflette nei testi». Di recente ha espresso il suo parere sulle droghe al Costanzo Show, vero? «Mi era stato chiesto come mai il mio nome non appariva sul "cartello" che aveva risposto alla "provocazione" di Fini per quanto riguarda l'equiparazione tra droghe leggere e pesanti. Il mio pensiero è questo: per chi spaccia, e dico solo per chi spaccia, non ci dovrebbe essere distinzione tra droghe leggere o meno; perché fanno del commercio sull'esistenza, sulla personalità altrui. Comunque concordo sul fatto che per anni la musica pop è stata responsabile di atteggiamenti dubbi, con la droga intesa come sinonimo di libertà o addirittura di crescita. E questo secondo me non è assolutamente vero. Ciò detto non sposo assolutamente la legge, anzi: andiamoci cauti». Un' ultima domanda: da romanista, che ne dice della Juve? «Ahimé, mi sembra ancora la squadra più forte di tutte?». |
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